Corpo politico – introduzione
Corpo e stato: l’analogia fra corpo umano e corpo politico ha una storia molto antica. Partendo dall’antica Grecia il corpo rappresenta una metafora sensibile sotto il profilo politico: Platone nella Repubblica scrive che la polis è “l’uomo scritto in lettere maiuscole”. Si parla di situazioni di disordine e contrasti politici all’interno della polis paragonandole ad un corpo umano che si è ammalato a causa di condizioni insalubri. Susan Sontag, in un saggio riguardante l’uso delle immagini che trattano la malattia per denunciare la corruzione l’ingiustizia di una società, scrive:
Se è plausibile paragonare la polis a un organismo vivente, allora è plausibile paragonare il disordine civile a una malattia.
Un altro esempio dell’immagine corporea è lo stato di Hobbes: come si vede sul frontespizio del Leviatano, lo stato è un solo grande corpo sovrano immortale composto dagli innumerevoli piccoli mortali corpi dei sudditi.
Il corpo è, seguendo la definizione di Chris Schilling, un mindful body, ovvero un corpo che può divenire un oggetto su cui è possibile investire; diviene il centro della comunicazione sociale, culturale, psicologica.
In questo senso il corpo assurge ad essere il principale indice del sé, la materia plasmabile attraverso cui ognuno costruisce la propria immagine, che evidentemente, non è soltanto immagine esteriore ma si fa veicolo di valore e di disvalore, piegandosi a stereotipi, sovraccaricandosi di aspirazioni ideali, permeabilizzandosi a suggestioni estetiche e non soltanto. Ecco qui aprirsi un aspetto importante della natura progettuale del mindful body, ovvero la sua estrema permeabilità ai modelli, ai tipi e controtipi, ai valori e dunque anche, e soprattutto, ai corpi-icona, i corpi che costantemente ci vengono proposti a modello.
E questo vale ancor di più, continua Giuliana Parotto nel suo saggio, se si tratta del corpo del leader politico: non è un corpo qualsiasi,
il corpo del leader politico ha una sorta di plusvalore simbolico che gli deriva dal rapporto sensibile che lo allaccia alla comunità politica.
Nel testo I due corpi del Re del 1957, Erst Kantorowicz spiega che il sovrano è dotato di un doppio corpo: quello naturale (fisico, individuale, perituro, fragile, mortale) e quello mistico (dato da Dio, universale, immortale, imperituro, raepresentatum). Ed è proprio questo carattere rappresentativo, che il corpo del re assume rispetto al corpo politico, l’aspetto per noi più importante:
la rappresentazione è il ponte gettato tra l’invisibile corporeità del corpo dello stato e la sua incarnazione terrena, ovvero la presenza concreta del corpo naturale del sovrano.
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Anche per Pier Paolo Pasolini il tema del corpo è fondamentale. Durante tutta la sua esistenza, egli cercherà di
riconoscere nei corpi un’identità politica: si sforzerà di dare ai corpi un senso, senza rinunciare all’idea che veicolino un messaggio, e anzitutto un messaggio politico.
Sergio Luzzatto, in un suo saggio, afferma che parlare di corpi significa fare sia “storie di vita che storie di morte”, soprattutto se si considera il
corpo come aspetto costruttivo del discorso politico del Novecento, e al fatto che tutto il ventesimo secolo oscilla tra grandi processi di vita e grandi processi di morte.
Sempre Pasolini spiega come nella sinistra italiana anti-fascista (a seguito dell’omicidio di Mateotti) c’è bisogno storico e politico di
affidarsi a corpi carismatici con il medesimo investimento simbolico e il medesimo trasporto liturgico con i quali sia la cultura della monarchia, sia quella del papato si sono tradizionalmente affidate ai corpi specialissimi dei sovrani e dei santi.
A partire dagli anni Sessanta, e ancor di più negli anni Settanta, si ha una progressiva perdita di significato dei corpi:
la società dei consumi riduce i corpi, sia quelli degli individui d’eccezione che quelli degli uomini comuni, a segni indistinti, contenitori vuoti;
questo periodo viene chiamato da Pasolini l’epoca della “scomparsa delle lucciole”. Non solo il neocapitalismo è il responsabile di questa perdita di senso: tutto è partito dal destino che si è abbattuto sulla figura del duce, il cui culto aveva finito per valere da vaccino e la cui messa a morte in piazzale Loreto aveva segnato un punto di non-ritorno. È convinzione di Luzzatto che il disagio presente nelle opere di Pasolini (soprattutto le ultime, quali Scritti corsari, Lettere luterane e Petrolio) corrisponda proprio a una forma di nostalgia per i corpi speciali. E nonostante ciò Pier Paolo Pasolini non rinuncia ad essere iconico al “processo” contro gli uomini della Democrazia cristiana e gli altri colpevoli dei reati di corruzione, stragismo, ecc.. di quegli anni.
Ogni epoca, ogni generazione, ha avuto il suo corpo e le sue trasformazioni. Ogni stagione politica ha avuto un corpo che ne incarnava l’essenza, racchiudendone pregi e difetti.
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E quale modo migliore di esprimere questa corporeità se non attraverso l’immagine fotografica. Una delle sue caratteristiche principali è quella di essere accolta in maniera uguale da tutti gli strati sociali, e proprio qui sta la sua grande importanza politica. Nel testo Fotografia e società Freund afferma che:
più di qualsiasi altro mezzo, la fotografia è atta a esprimere i desideri e i bisogni degli strati sociali dominanti, a interpretare a loro modo gli avvenimenti della vita sociale.
Infatti la fotografia, sebbene le sia conferito un carattere documentario dato dalla sua apparente capacità di riprodurre esattamente la realtà esteriore, ha un’obiettività soltanto fittizia. La lente permette di deformare la realtà a seconda del volere di chi costruisce l’immagine fotografica.
Il corpo secondo Pasolini
Ci sono delle cose – anche le più astratte o spirituali – che si vivono “solo attraverso il corpo”. Vissute attraverso un altro corpo non sono più le stesse. Ciò che è stato vissuto dal corpo dei padri, non può essere vissuto dal nostro. Noi cercheremo di ricostruirlo e di interpretarlo: cioè ne scriviamo la storia. Ma la storia ci appassiona tanto (certo più di ogni altra scienza) perché ciò che c’è di più importante in essa ci sfugge irreparabilmente.
PIER PAOLO PASOLINI, Petrolio
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