Il corpo politico

Corpo politico – introduzione

Posted in bibliografia, brigate rosse, frasi, moro, mussolini, pasolini, storia by Alice Laura Michela on 24 luglio 2007

Corpo e stato: l’analogia fra corpo umano e corpo politico ha una storia molto antica. Partendo dall’antica Grecia il corpo rappresenta una metafora sensibile sotto il profilo politico: Platone nella Repubblica scrive che la polis è “l’uomo scritto in lettere maiuscole”. Si parla di situazioni di disordine e contrasti politici all’interno della polis paragonandole ad un corpo umano che si è ammalato a causa di condizioni insalubri. Susan Sontag, in un saggio riguardante l’uso delle immagini che trattano la malattia per denunciare la corruzione l’ingiustizia di una società, scrive:

Se è plausibile paragonare la polis a un organismo vivente, allora è plausibile paragonare il disordine civile a una malattia.

Un altro esempio dell’immagine corporea è lo stato di Hobbes: come si vede sul frontespizio del Leviatano, lo stato è un solo grande corpo sovrano immortale composto dagli innumerevoli piccoli mortali corpi dei sudditi.

Il corpo è, seguendo la definizione di Chris Schilling, un mindful body, ovvero un corpo che può divenire un oggetto su cui è possibile investire; diviene il centro della comunicazione sociale, culturale, psicologica.

In questo senso il corpo assurge ad essere il principale indice del sé, la materia plasmabile attraverso cui ognuno costruisce la propria immagine, che evidentemente, non è soltanto immagine esteriore ma si fa veicolo di valore e di disvalore, piegandosi a stereotipi, sovraccaricandosi di aspirazioni ideali, permeabilizzandosi a suggestioni estetiche e non soltanto. Ecco qui aprirsi un aspetto importante della natura progettuale del mindful body, ovvero la sua estrema permeabilità ai modelli, ai tipi e controtipi, ai valori e dunque anche, e soprattutto, ai corpi-icona, i corpi che costantemente ci vengono proposti a modello.

E questo vale ancor di più, continua Giuliana Parotto nel suo saggio, se si tratta del corpo del leader politico: non è un corpo qualsiasi,

il corpo del leader politico ha una sorta di plusvalore simbolico che gli deriva dal rapporto sensibile che lo allaccia alla comunità politica.

Nel testo I due corpi del Re del 1957, Erst Kantorowicz spiega che il sovrano è dotato di un doppio corpo: quello naturale (fisico, individuale, perituro, fragile, mortale) e quello mistico (dato da Dio, universale, immortale, imperituro, raepresentatum). Ed è proprio questo carattere rappresentativo, che il corpo del re assume rispetto al corpo politico, l’aspetto per noi più importante:

la rappresentazione è il ponte gettato tra l’invisibile corporeità del corpo dello stato e la sua incarnazione terrena, ovvero la presenza concreta del corpo naturale del sovrano.

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Anche per Pier Paolo Pasolini il tema del corpo è fondamentale. Durante tutta la sua esistenza, egli cercherà di

riconoscere nei corpi un’identità politica: si sforzerà di dare ai corpi un senso, senza rinunciare all’idea che veicolino un messaggio, e anzitutto un messaggio politico.

Sergio Luzzatto, in un suo saggio, afferma che parlare di corpi significa fare sia “storie di vita che storie di morte”, soprattutto se si considera il

corpo come aspetto costruttivo del discorso politico del Novecento, e al fatto che tutto il ventesimo secolo oscilla tra grandi processi di vita e grandi processi di morte.

Sempre Pasolini spiega come nella sinistra italiana anti-fascista (a seguito dell’omicidio di Mateotti) c’è bisogno storico e politico di

affidarsi a corpi carismatici con il medesimo investimento simbolico e il medesimo trasporto liturgico con i quali sia la cultura della monarchia, sia quella del papato si sono tradizionalmente affidate ai corpi specialissimi dei sovrani e dei santi.

A partire dagli anni Sessanta, e ancor di più negli anni Settanta, si ha una progressiva perdita di significato dei corpi:

la società dei consumi riduce i corpi, sia quelli degli individui d’eccezione che quelli degli uomini comuni, a segni indistinti, contenitori vuoti;

questo periodo viene chiamato da Pasolini l’epoca della “scomparsa delle lucciole”. Non solo il neocapitalismo è il responsabile di questa perdita di senso: tutto è partito dal destino che si è abbattuto sulla figura del duce, il cui culto aveva finito per valere da vaccino e la cui messa a morte in piazzale Loreto aveva segnato un punto di non-ritorno. È convinzione di Luzzatto che il disagio presente nelle opere di Pasolini (soprattutto le ultime, quali Scritti corsari, Lettere luterane e Petrolio) corrisponda proprio a una forma di nostalgia per i corpi speciali. E nonostante ciò Pier Paolo Pasolini non rinuncia ad essere iconico al “processo” contro gli uomini della Democrazia cristiana e gli altri colpevoli dei reati di corruzione, stragismo, ecc.. di quegli anni.

Ogni epoca, ogni generazione, ha avuto il suo corpo e le sue trasformazioni. Ogni stagione politica ha avuto un corpo che ne incarnava l’essenza, racchiudendone pregi e difetti.

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E quale modo migliore di esprimere questa corporeità se non attraverso l’immagine fotografica. Una delle sue caratteristiche principali è quella di essere accolta in maniera uguale da tutti gli strati sociali, e proprio qui sta la sua grande importanza politica. Nel testo Fotografia e società Freund afferma che:

più di qualsiasi altro mezzo, la fotografia è atta a esprimere i desideri e i bisogni degli strati sociali dominanti, a interpretare a loro modo gli avvenimenti della vita sociale.

Infatti la fotografia, sebbene le sia conferito un carattere documentario dato dalla sua apparente capacità di riprodurre esattamente la realtà esteriore, ha un’obiettività soltanto fittizia. La lente permette di deformare la realtà a seconda del volere di chi costruisce l’immagine fotografica.

Mussolini: i diari di una caduta

Posted in frasi, mussolini by Alice Laura Michela on 23 luglio 2007

Il 25 luglio 1943 Mussolini perde la sua libertà: per un mese è confinato a Ponza e alla Maddalena, prima del Gran Sasso e del blitz nazista. In totale isolamento scrive i “Pensieri pontini e sardi”, in forma di appunti numerati, sinora noti solo in una traduzione in tedesco. Ora La Repubblica ha trovato nel National Archives di Londra la versione originale e completa di questo intenso diario di sconfitto.
In questi taccuini scritti a mano e per punti Mussolini ripercorre il ventennio in un misto di analisi politiche, rimpianti e rancori, frecciate per amici e gerarchi, timori per i famigliari. E di giudizi su se stesso:

Se gli uomini stessero sempre sugli altari finirebbero per ritenersi superuomini, la caduta nella polvere li riconduce all’umanità.

1. Tutto ciò che accade, deve accadere, perché se non dovesse accadere non sarebbe accaduto.

3. Pare che i dittatori non abbiano scelta – non possono perché devono cadere – però è una caduta che non suscita ilarità anche quando non sono più temuti, continuano ad essere odiati o amati.

11. Scherzi del destino: dal massimo del potere alla totale impotenza; dalle moltitudini acclamanti, alla solitudine assoluta. Dopo quindici giorni non so ancora che cosa sono o piuttosto che cosa sono diventato. I miei primi giorni della nuova esistenza – nel mio caso di prigionia – sono veramente interminabili. Poi si riempiono di piccole cose e incominciano a trascorrere. Come sempre, si vorrà anche nella mia vicenda cercare la donna. Ora le donne non hanno avuto la minima influenza sulla mia politica. È forse stato male. Le donne talvolta vedono – attraverso la loro sensibilità – più lontano degli uomini…

Qui finisce il primo quaderno di Pensieri pontini e sardi, ore 15 del giorno 20 agosto 1943.

Tratto da “La Repubblica” di domenica 22 luglio 2007 nell’inserto “La domenica di Repubblica”

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Presentazione del tema

Posted in fotografie, moro, mussolini, storia by Alice Laura Michela on 11 luglio 2007

Il saggio che stiamo preparando (per il corso di “Storia della Fotografia”) ha come titolo il CORPO POLITICO. Riteniamo importante sviluppare l’argomento attraverso due personaggi chiave: Benito Mussolini e Aldo Moro. Queste due figure verranno analizzate attraverso una serie di fotografie classificabili in due grandi categorie: vita e morte.
Nella prima faranno parte delle considerazioni sulla loro sfera pubblica e privata, mentre nella seconda il discorso si articolerà sul corpo morto (cadavere) e sul dopo (rappresentato dalla memoria).

La scaletta potrà subire delle modifiche in quanto ancora in fase di sviluppo.

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Il corpo morto: Mussolini

Posted in fotografie, mussolini by Alice Laura Michela on 1 luglio 2007

Il cadavere di Mussolini

I cadaveri di Benito Mussolini (primo a sinistra), di Petacci e di alcuni gerarchi appesi al traliccio di un distributore di benzina in piazzale Loreto.

Milano, 29 aprile 1945.

Sarei grandemente ingenuo se chiedessi di essere lasciato in pace dopo morto. Attorno alle tombe dei Capi di quelle grandi trasformazioni, che si chiamano rivoluzioni, non ci può essere pace; ma tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato.
Mentre il mio spirito, ormai liberato dalla materia, vivrà, dopo la piccola vita terrena, la vita immortale e universale di Dio. Non ho che un desiderio; quello di essere sepolto accanto ai miei nel cimitero di San Cassiano.

Benito Mussolini

Dal libro “Vita di Arnaldo”

Cenni storici:
nell’estate del 1946 il corpo del duce venne trafugato da neofascisti e poco dopo recuperato dalle autorità di Stato e tenuto nascosto nel 1957 i resti vennero restituiti alla famiglia e celati nella cripta di Predappio.

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