Il corpo politico

TUTTI VOGLIONO DIRE LA LORO VERITA’

Posted in bibliografia by Alice Laura Michela on 20 giugno 2008

PUBBLICAZIONI 2008 SUL CASO MORO:

- Un affaro di stato. Il delitto Moro e la fine della Prima
Repubblica, di Andrea Colombo.
Euro 16.00. PP 287. Cairo Publishing

- Il caso Moro. Un dizionario italiano, di Stefano Grasso.
Euro 20.00. PP.840. Mondadori

- Il cinema e il caso Moro, di Francesco Ventura.
Euro 16.00. PP 222. Le mani-microart’s

- Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice,
di Sandro Provvisonato e Ferdinando Imposimato.
Euro 15.60. PP 250. Chiarelettere.

- Lettere dalla prigionia, di Aldo Moro.
Euro 17.50. PP XLVIII-400, a cura di Miguel Gotor. Einaudi.

- Moro rapito! Personaggi testimonianze, fatti, di Ivo Mej.
Euro 15.50. PP 141. Barbera.

- La pazzia di Aldo Moro, di Marco Clementi.
Euro 10.20. PP 361. Bur.

- Il caso Moro e i suoi misteri, di Vladimiro Satta.
Euro 20.00. PP 515. Rubbettino.

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Corpo politico – introduzione

Posted in bibliografia, brigate rosse, frasi, moro, mussolini, pasolini, storia by Alice Laura Michela on 24 luglio 2007

Corpo e stato: l’analogia fra corpo umano e corpo politico ha una storia molto antica. Partendo dall’antica Grecia il corpo rappresenta una metafora sensibile sotto il profilo politico: Platone nella Repubblica scrive che la polis è “l’uomo scritto in lettere maiuscole”. Si parla di situazioni di disordine e contrasti politici all’interno della polis paragonandole ad un corpo umano che si è ammalato a causa di condizioni insalubri. Susan Sontag, in un saggio riguardante l’uso delle immagini che trattano la malattia per denunciare la corruzione l’ingiustizia di una società, scrive:

Se è plausibile paragonare la polis a un organismo vivente, allora è plausibile paragonare il disordine civile a una malattia.

Un altro esempio dell’immagine corporea è lo stato di Hobbes: come si vede sul frontespizio del Leviatano, lo stato è un solo grande corpo sovrano immortale composto dagli innumerevoli piccoli mortali corpi dei sudditi.

Il corpo è, seguendo la definizione di Chris Schilling, un mindful body, ovvero un corpo che può divenire un oggetto su cui è possibile investire; diviene il centro della comunicazione sociale, culturale, psicologica.

In questo senso il corpo assurge ad essere il principale indice del sé, la materia plasmabile attraverso cui ognuno costruisce la propria immagine, che evidentemente, non è soltanto immagine esteriore ma si fa veicolo di valore e di disvalore, piegandosi a stereotipi, sovraccaricandosi di aspirazioni ideali, permeabilizzandosi a suggestioni estetiche e non soltanto. Ecco qui aprirsi un aspetto importante della natura progettuale del mindful body, ovvero la sua estrema permeabilità ai modelli, ai tipi e controtipi, ai valori e dunque anche, e soprattutto, ai corpi-icona, i corpi che costantemente ci vengono proposti a modello.

E questo vale ancor di più, continua Giuliana Parotto nel suo saggio, se si tratta del corpo del leader politico: non è un corpo qualsiasi,

il corpo del leader politico ha una sorta di plusvalore simbolico che gli deriva dal rapporto sensibile che lo allaccia alla comunità politica.

Nel testo I due corpi del Re del 1957, Erst Kantorowicz spiega che il sovrano è dotato di un doppio corpo: quello naturale (fisico, individuale, perituro, fragile, mortale) e quello mistico (dato da Dio, universale, immortale, imperituro, raepresentatum). Ed è proprio questo carattere rappresentativo, che il corpo del re assume rispetto al corpo politico, l’aspetto per noi più importante:

la rappresentazione è il ponte gettato tra l’invisibile corporeità del corpo dello stato e la sua incarnazione terrena, ovvero la presenza concreta del corpo naturale del sovrano.

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Anche per Pier Paolo Pasolini il tema del corpo è fondamentale. Durante tutta la sua esistenza, egli cercherà di

riconoscere nei corpi un’identità politica: si sforzerà di dare ai corpi un senso, senza rinunciare all’idea che veicolino un messaggio, e anzitutto un messaggio politico.

Sergio Luzzatto, in un suo saggio, afferma che parlare di corpi significa fare sia “storie di vita che storie di morte”, soprattutto se si considera il

corpo come aspetto costruttivo del discorso politico del Novecento, e al fatto che tutto il ventesimo secolo oscilla tra grandi processi di vita e grandi processi di morte.

Sempre Pasolini spiega come nella sinistra italiana anti-fascista (a seguito dell’omicidio di Mateotti) c’è bisogno storico e politico di

affidarsi a corpi carismatici con il medesimo investimento simbolico e il medesimo trasporto liturgico con i quali sia la cultura della monarchia, sia quella del papato si sono tradizionalmente affidate ai corpi specialissimi dei sovrani e dei santi.

A partire dagli anni Sessanta, e ancor di più negli anni Settanta, si ha una progressiva perdita di significato dei corpi:

la società dei consumi riduce i corpi, sia quelli degli individui d’eccezione che quelli degli uomini comuni, a segni indistinti, contenitori vuoti;

questo periodo viene chiamato da Pasolini l’epoca della “scomparsa delle lucciole”. Non solo il neocapitalismo è il responsabile di questa perdita di senso: tutto è partito dal destino che si è abbattuto sulla figura del duce, il cui culto aveva finito per valere da vaccino e la cui messa a morte in piazzale Loreto aveva segnato un punto di non-ritorno. È convinzione di Luzzatto che il disagio presente nelle opere di Pasolini (soprattutto le ultime, quali Scritti corsari, Lettere luterane e Petrolio) corrisponda proprio a una forma di nostalgia per i corpi speciali. E nonostante ciò Pier Paolo Pasolini non rinuncia ad essere iconico al “processo” contro gli uomini della Democrazia cristiana e gli altri colpevoli dei reati di corruzione, stragismo, ecc.. di quegli anni.

Ogni epoca, ogni generazione, ha avuto il suo corpo e le sue trasformazioni. Ogni stagione politica ha avuto un corpo che ne incarnava l’essenza, racchiudendone pregi e difetti.

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E quale modo migliore di esprimere questa corporeità se non attraverso l’immagine fotografica. Una delle sue caratteristiche principali è quella di essere accolta in maniera uguale da tutti gli strati sociali, e proprio qui sta la sua grande importanza politica. Nel testo Fotografia e società Freund afferma che:

più di qualsiasi altro mezzo, la fotografia è atta a esprimere i desideri e i bisogni degli strati sociali dominanti, a interpretare a loro modo gli avvenimenti della vita sociale.

Infatti la fotografia, sebbene le sia conferito un carattere documentario dato dalla sua apparente capacità di riprodurre esattamente la realtà esteriore, ha un’obiettività soltanto fittizia. La lente permette di deformare la realtà a seconda del volere di chi costruisce l’immagine fotografica.

Frasi famose

Posted in bibliografia, frasi by Alice Laura Michela on 5 luglio 2007

La fotografia è l’unico linguaggio compreso in ogni parte del mondo e, superando tutte le nazioni e le culture, unisce la famiglia umana. Indipendentemente da qualsiasi influenza politica – dove la gente è libera – rispecchia la vita e gli eventi in modo veritiero, ci permette di condividere speranze e disperazioni altrui, chiarifica condizioni politiche e sociali. Noi diventiamo testimoni oculari dell’umanità e della disumanità degli uomini…

Helmut Gernsheim

Donne e uomini: è un soggetto impossibile perché non esistono risposte. Possiamo soltanto trovare pezzi e frammenti di indizi. E questo piccolo portaolio contiene soltanto gli abbozzi più rudimentali dell’argomento. Forse oggi stiamo piantando i semi di un più corretto rapporto tra uomini e donne.

Duane Michals

Man mano che andavo avanti nel mio progetto, diventava ovvio che era veramente irrilevante il luogo che avevo scelto di fotografare. Questo particolare luogo mi offriva un pretesto per produrre lavoro…. Tu puoi vedere soltanto ciò che sei pronto a vedere, ciò che rispecchia la mente in quel momento particolare.

Geore Tice

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Cos’è il “corpo politico”

Posted in bibliografia, brigate rosse, frasi, moro by Alice Laura Michela on 1 luglio 2007

Il “corpo” inteso come uomo-politico e come uomo-morto, un discorso sulla vita e sulla sovranità.

Un discorso sulla vita, perché il loro significato più immediato (fotografie di Aldo Moro scattate dalle Brigate Rosse) consisteva nel provare che il presidente democristiano non era morto, ancorché si trovasse prigioniero nel – carcere del popolo –. Un discorso sulla sovranità, perché il messaggio più profondo di quelle immagini rinviava alla condizione di Moro quale sovrano detronizzato.
La cultura brigatista della gogna al tentativo di certa sinistra intellettuale di risemantizzare i corpi politici…:

uno dei padri fondatori della Repubblica, ridotto al rango di un uomo ordinario, restituito alla precarietà della sua nuda vita.

S. Luzzatto (a cura di), “Il corpo politico” in Annali 20, L’immagine fotografica 1945-2000, Giulio Einaudi Ed., Torino 2004.

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