TUTTI VOGLIONO DIRE LA LORO VERITA’
PUBBLICAZIONI 2008 SUL CASO MORO:
- Un affaro di stato. Il delitto Moro e la fine della Prima
Repubblica, di Andrea Colombo.
Euro 16.00. PP 287. Cairo Publishing
- Il caso Moro. Un dizionario italiano, di Stefano Grasso.
Euro 20.00. PP.840. Mondadori
- Il cinema e il caso Moro, di Francesco Ventura.
Euro 16.00. PP 222. Le mani-microart’s
- Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice,
di Sandro Provvisonato e Ferdinando Imposimato.
Euro 15.60. PP 250. Chiarelettere.
- Lettere dalla prigionia, di Aldo Moro.
Euro 17.50. PP XLVIII-400, a cura di Miguel Gotor. Einaudi.
- Moro rapito! Personaggi testimonianze, fatti, di Ivo Mej.
Euro 15.50. PP 141. Barbera.
- La pazzia di Aldo Moro, di Marco Clementi.
Euro 10.20. PP 361. Bur.
- Il caso Moro e i suoi misteri, di Vladimiro Satta.
Euro 20.00. PP 515. Rubbettino.
1978-2008
Trent’anni dopo il rapimento Moro i luoghi della memoria perduta
di Giuseppe D’Avanzo
Quel che non va è la storia, non la memoria. La storia, dopo trent’anni, dovrebbe essere ferma, fissa in un ordine temporale chiuso e ordinato, immobile, ragionevolmente condivisa alle nostre spalle e dovrebbe essere deficit della memoria farsi abitualmente ondivaga, flessibile, soggettiva, un po’ falsaria. Per il “caso Moro” quest’equilibrio è capovolto: la memoria è solida, resistente, “condivisa”; la storia è fragile, contraddittoria, incerta, ancora precaria, quasi impedita dalla memoria. Dalla memoria dei brigatisti che scrivono, parlano, raccontano tra silenzi e omertà; la memoria di chi era al potere in quei giorni e ancora ha voce oggi: più che parlare spiegando, dissimula, confonde reticente e ancora oggi nasconde che cosa è stato.

Aldo Moro fu ucciso in via Camillo Montalcini, 8. Al primo piano, interno 1, fu interrogato e “processato” per 54 giorni, prigioniero in un cubicolo largo poco più un metro e lungo quattro, ricavato con una parete di cartongesso nel salone doppio che dava su un piccolo giardino. La mattina del 9 maggio i suoi carcerieri lo fecero vestire con gli stessi abiti di marzo. Lo costrinsero in una cesta. Due rampe di scale. Il garage. Nel box, la Renault 4 amaranto era parcheggiata con il muso verso l’esterno. Entrarono. Lo sistemarono nel bagagliaio. Il corpo di traverso appoggiato sul fianco sinistro. Gli coprirono il volto con il lembo di una coperta di colore rosso bordò. Mario Moretti e Germano Maccari gli spararono con una Walter Ppk silenziata, che si inceppò subito, e due raffiche definitive di una Skorpion. Non c’è alcuna traccia di quest’orrore in via Montalcini. La “prigione” ha le serrande abbassate come se l’appartamento fosse abbandonato e senza vita e ci si occupasse soltanto del piccolo giardino che appare ben curato. Nel condominio nessuno risponde al citofono. Sono tutti al lavoro. Sul muro, non una targa né una lapide né alcun segno. Un luogo introvabile in quei giorni. Invisibile, quasi misterioso nonostante le perquisizioni, gli accertamenti, i posti di blocco, le “battute”. Ogni giorno per cinquantaquattro giorni ci furono in Italia 1294 posti di blocco (157 nella capitale), 1881 pattugliamenti (444 a Roma), 637 perquisizioni (173 a Roma). Furono controllati in quel periodo 6 milioni e mezzo di italiani e tuttavia per lo meno una ventina di brigatisti riuscirono con successo ad attraversare la capitale in lungo e in largo in quei giorni.
Non c’è più la Democrazia cristiana. Non c’è più il Partito comunista. Non ci sono più quelle Brigate rosse. Quel mondo è scomparso. I morti sono sottoterra. Gli assassini sono liberi. Dopo trent’anni, abbiamo soltanto la nostra memoria a confondere ogni differenza. Può essere la conclusione, provvisoria. Non siamo riusciti a fare i conti con la nostra storia, con un assassinio che ha chiuso alle nostre spalle, come un cancello di pietra, i primi tre decenni della Repubblica. Questa collettiva impotenza ci consente soltanto i ricordi che ci fanno più comodo, che ci appaiono – al momento – più utili.
Estratto di un articolo tratto da “La Repubblica” R2 L’inchiesta, sabato 8 marzo 2008 (pagine 45, 46 e 47)
Corpo politico – introduzione
Corpo e stato: l’analogia fra corpo umano e corpo politico ha una storia molto antica. Partendo dall’antica Grecia il corpo rappresenta una metafora sensibile sotto il profilo politico: Platone nella Repubblica scrive che la polis è “l’uomo scritto in lettere maiuscole”. Si parla di situazioni di disordine e contrasti politici all’interno della polis paragonandole ad un corpo umano che si è ammalato a causa di condizioni insalubri. Susan Sontag, in un saggio riguardante l’uso delle immagini che trattano la malattia per denunciare la corruzione l’ingiustizia di una società, scrive:
Se è plausibile paragonare la polis a un organismo vivente, allora è plausibile paragonare il disordine civile a una malattia.
Un altro esempio dell’immagine corporea è lo stato di Hobbes: come si vede sul frontespizio del Leviatano, lo stato è un solo grande corpo sovrano immortale composto dagli innumerevoli piccoli mortali corpi dei sudditi.
Il corpo è, seguendo la definizione di Chris Schilling, un mindful body, ovvero un corpo che può divenire un oggetto su cui è possibile investire; diviene il centro della comunicazione sociale, culturale, psicologica.
In questo senso il corpo assurge ad essere il principale indice del sé, la materia plasmabile attraverso cui ognuno costruisce la propria immagine, che evidentemente, non è soltanto immagine esteriore ma si fa veicolo di valore e di disvalore, piegandosi a stereotipi, sovraccaricandosi di aspirazioni ideali, permeabilizzandosi a suggestioni estetiche e non soltanto. Ecco qui aprirsi un aspetto importante della natura progettuale del mindful body, ovvero la sua estrema permeabilità ai modelli, ai tipi e controtipi, ai valori e dunque anche, e soprattutto, ai corpi-icona, i corpi che costantemente ci vengono proposti a modello.
E questo vale ancor di più, continua Giuliana Parotto nel suo saggio, se si tratta del corpo del leader politico: non è un corpo qualsiasi,
il corpo del leader politico ha una sorta di plusvalore simbolico che gli deriva dal rapporto sensibile che lo allaccia alla comunità politica.
Nel testo I due corpi del Re del 1957, Erst Kantorowicz spiega che il sovrano è dotato di un doppio corpo: quello naturale (fisico, individuale, perituro, fragile, mortale) e quello mistico (dato da Dio, universale, immortale, imperituro, raepresentatum). Ed è proprio questo carattere rappresentativo, che il corpo del re assume rispetto al corpo politico, l’aspetto per noi più importante:
la rappresentazione è il ponte gettato tra l’invisibile corporeità del corpo dello stato e la sua incarnazione terrena, ovvero la presenza concreta del corpo naturale del sovrano.
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Anche per Pier Paolo Pasolini il tema del corpo è fondamentale. Durante tutta la sua esistenza, egli cercherà di
riconoscere nei corpi un’identità politica: si sforzerà di dare ai corpi un senso, senza rinunciare all’idea che veicolino un messaggio, e anzitutto un messaggio politico.
Sergio Luzzatto, in un suo saggio, afferma che parlare di corpi significa fare sia “storie di vita che storie di morte”, soprattutto se si considera il
corpo come aspetto costruttivo del discorso politico del Novecento, e al fatto che tutto il ventesimo secolo oscilla tra grandi processi di vita e grandi processi di morte.
Sempre Pasolini spiega come nella sinistra italiana anti-fascista (a seguito dell’omicidio di Mateotti) c’è bisogno storico e politico di
affidarsi a corpi carismatici con il medesimo investimento simbolico e il medesimo trasporto liturgico con i quali sia la cultura della monarchia, sia quella del papato si sono tradizionalmente affidate ai corpi specialissimi dei sovrani e dei santi.
A partire dagli anni Sessanta, e ancor di più negli anni Settanta, si ha una progressiva perdita di significato dei corpi:
la società dei consumi riduce i corpi, sia quelli degli individui d’eccezione che quelli degli uomini comuni, a segni indistinti, contenitori vuoti;
questo periodo viene chiamato da Pasolini l’epoca della “scomparsa delle lucciole”. Non solo il neocapitalismo è il responsabile di questa perdita di senso: tutto è partito dal destino che si è abbattuto sulla figura del duce, il cui culto aveva finito per valere da vaccino e la cui messa a morte in piazzale Loreto aveva segnato un punto di non-ritorno. È convinzione di Luzzatto che il disagio presente nelle opere di Pasolini (soprattutto le ultime, quali Scritti corsari, Lettere luterane e Petrolio) corrisponda proprio a una forma di nostalgia per i corpi speciali. E nonostante ciò Pier Paolo Pasolini non rinuncia ad essere iconico al “processo” contro gli uomini della Democrazia cristiana e gli altri colpevoli dei reati di corruzione, stragismo, ecc.. di quegli anni.
Ogni epoca, ogni generazione, ha avuto il suo corpo e le sue trasformazioni. Ogni stagione politica ha avuto un corpo che ne incarnava l’essenza, racchiudendone pregi e difetti.
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E quale modo migliore di esprimere questa corporeità se non attraverso l’immagine fotografica. Una delle sue caratteristiche principali è quella di essere accolta in maniera uguale da tutti gli strati sociali, e proprio qui sta la sua grande importanza politica. Nel testo Fotografia e società Freund afferma che:
più di qualsiasi altro mezzo, la fotografia è atta a esprimere i desideri e i bisogni degli strati sociali dominanti, a interpretare a loro modo gli avvenimenti della vita sociale.
Infatti la fotografia, sebbene le sia conferito un carattere documentario dato dalla sua apparente capacità di riprodurre esattamente la realtà esteriore, ha un’obiettività soltanto fittizia. La lente permette di deformare la realtà a seconda del volere di chi costruisce l’immagine fotografica.
Mussolini: i diari di una caduta
Il 25 luglio 1943 Mussolini perde la sua libertà: per un mese è confinato a Ponza e alla Maddalena, prima del Gran Sasso e del blitz nazista. In totale isolamento scrive i “Pensieri pontini e sardi”, in forma di appunti numerati, sinora noti solo in una traduzione in tedesco. Ora La Repubblica ha trovato nel National Archives di Londra la versione originale e completa di questo intenso diario di sconfitto.
In questi taccuini scritti a mano e per punti Mussolini ripercorre il ventennio in un misto di analisi politiche, rimpianti e rancori, frecciate per amici e gerarchi, timori per i famigliari. E di giudizi su se stesso:
Se gli uomini stessero sempre sugli altari finirebbero per ritenersi superuomini, la caduta nella polvere li riconduce all’umanità.
1. Tutto ciò che accade, deve accadere, perché se non dovesse accadere non sarebbe accaduto.
3. Pare che i dittatori non abbiano scelta – non possono perché devono cadere – però è una caduta che non suscita ilarità anche quando non sono più temuti, continuano ad essere odiati o amati.
11. Scherzi del destino: dal massimo del potere alla totale impotenza; dalle moltitudini acclamanti, alla solitudine assoluta. Dopo quindici giorni non so ancora che cosa sono o piuttosto che cosa sono diventato. I miei primi giorni della nuova esistenza – nel mio caso di prigionia – sono veramente interminabili. Poi si riempiono di piccole cose e incominciano a trascorrere. Come sempre, si vorrà anche nella mia vicenda cercare la donna. Ora le donne non hanno avuto la minima influenza sulla mia politica. È forse stato male. Le donne talvolta vedono – attraverso la loro sensibilità – più lontano degli uomini…
Qui finisce il primo quaderno di Pensieri pontini e sardi, ore 15 del giorno 20 agosto 1943.
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Tratto da “La Repubblica” di domenica 22 luglio 2007 nell’inserto “La domenica di Repubblica”
Presentazione del tema
Il saggio che stiamo preparando (per il corso di “Storia della Fotografia”) ha come titolo il CORPO POLITICO. Riteniamo importante sviluppare l’argomento attraverso due personaggi chiave: Benito Mussolini e Aldo Moro. Queste due figure verranno analizzate attraverso una serie di fotografie classificabili in due grandi categorie: vita e morte.
Nella prima faranno parte delle considerazioni sulla loro sfera pubblica e privata, mentre nella seconda il discorso si articolerà sul corpo morto (cadavere) e sul dopo (rappresentato dalla memoria).
La scaletta potrà subire delle modifiche in quanto ancora in fase di sviluppo.
Frasi famose
La fotografia è l’unico linguaggio compreso in ogni parte del mondo e, superando tutte le nazioni e le culture, unisce la famiglia umana. Indipendentemente da qualsiasi influenza politica – dove la gente è libera – rispecchia la vita e gli eventi in modo veritiero, ci permette di condividere speranze e disperazioni altrui, chiarifica condizioni politiche e sociali. Noi diventiamo testimoni oculari dell’umanità e della disumanità degli uomini…
Helmut Gernsheim
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Donne e uomini: è un soggetto impossibile perché non esistono risposte. Possiamo soltanto trovare pezzi e frammenti di indizi. E questo piccolo portaolio contiene soltanto gli abbozzi più rudimentali dell’argomento. Forse oggi stiamo piantando i semi di un più corretto rapporto tra uomini e donne.
Duane Michals
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Man mano che andavo avanti nel mio progetto, diventava ovvio che era veramente irrilevante il luogo che avevo scelto di fotografare. Questo particolare luogo mi offriva un pretesto per produrre lavoro…. Tu puoi vedere soltanto ciò che sei pronto a vedere, ciò che rispecchia la mente in quel momento particolare.
Geore Tice
Il corpo secondo Pasolini
Ci sono delle cose – anche le più astratte o spirituali – che si vivono “solo attraverso il corpo”. Vissute attraverso un altro corpo non sono più le stesse. Ciò che è stato vissuto dal corpo dei padri, non può essere vissuto dal nostro. Noi cercheremo di ricostruirlo e di interpretarlo: cioè ne scriviamo la storia. Ma la storia ci appassiona tanto (certo più di ogni altra scienza) perché ciò che c’è di più importante in essa ci sfugge irreparabilmente.
PIER PAOLO PASOLINI, Petrolio
Il corpo morto: Mussolini

I cadaveri di Benito Mussolini (primo a sinistra), di Petacci e di alcuni gerarchi appesi al traliccio di un distributore di benzina in piazzale Loreto.
Milano, 29 aprile 1945.
Sarei grandemente ingenuo se chiedessi di essere lasciato in pace dopo morto. Attorno alle tombe dei Capi di quelle grandi trasformazioni, che si chiamano rivoluzioni, non ci può essere pace; ma tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato.
Mentre il mio spirito, ormai liberato dalla materia, vivrà, dopo la piccola vita terrena, la vita immortale e universale di Dio. Non ho che un desiderio; quello di essere sepolto accanto ai miei nel cimitero di San Cassiano.
Benito Mussolini
Dal libro “Vita di Arnaldo”
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Cenni storici:
nell’estate del 1946 il corpo del duce venne trafugato da neofascisti e poco dopo recuperato dalle autorità di Stato e tenuto nascosto nel 1957 i resti vennero restituiti alla famiglia e celati nella cripta di Predappio.
Cos’è il “corpo politico”
Il “corpo” inteso come uomo-politico e come uomo-morto, un discorso sulla vita e sulla sovranità.
Un discorso sulla vita, perché il loro significato più immediato (fotografie di Aldo Moro scattate dalle Brigate Rosse) consisteva nel provare che il presidente democristiano non era morto, ancorché si trovasse prigioniero nel – carcere del popolo –. Un discorso sulla sovranità, perché il messaggio più profondo di quelle immagini rinviava alla condizione di Moro quale sovrano detronizzato.
La cultura brigatista della gogna al tentativo di certa sinistra intellettuale di risemantizzare i corpi politici…:
uno dei padri fondatori della Repubblica, ridotto al rango di un uomo ordinario, restituito alla precarietà della sua nuda vita.
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S. Luzzatto (a cura di), “Il corpo politico” in Annali 20, L’immagine fotografica 1945-2000, Giulio Einaudi Ed., Torino 2004.